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• Lucciole in Giardino (Fireflies in the Garden), è una breve poesia di Robert Frost (1874 – 1963), poeta statunitense molto celebrato in patria, per aver vinto quattro volte (caso unico) il Premio Pulitzer per la poesia, oltre a una lunga serie di riconoscimenti istituzionali. Nato a San Francisco, Frost discendeva dai primi coloni del New England, regione in cui, ancora adolescente, si trasferì con la famiglia.

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Locandina del film ...
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Confesso che non conoscevo questi versi. Mi sono venuti incontro dalle scene della pellicola cinematografica omonima. Lucciole in Giardino (2011), del regista Dennis Lee, con Willem Dafoe, Ryan Reynolds, Emily Watson e Julia Roberts. Il film non ha avuto molto successo al botteghino, né tra i critici, nonostante non sia totalmente opportuno definirlo un fallimento. D'altra parte, vedere una persona adulta che, servendosi di un acchiappa-mosche, si accanisce ad abbattere, disintegrandole, le lucciole del titolo genera in quasi chiunque una sorta, se non di orrore, almeno di disgusto che non pone nella corretta disposizione d'animo per giudicare con magnanimità l'opera che contenga simile circostanza.

Premetto che questo intervento non vuole essere una recensione della pellicola che, più che altro, in me ha agito da catalizzatore per giungere a un'interpretazione dei versi.

Comunque, il film si apre con l'arrivo di Michael-Reynold nella casa in cui è cresciuto, per festeggiare la laurea della madre, Lisa (Julia Roberts), e scoprire che i genitori si sono appena resi protagonisti di un grave incidente stradale che ha causato la morte di Lisa. Da lì, la trama attinge a porzioni abbondanti del passato di Michael-adolescente, caratterizzato dal conflittuale rapporto col padre, Charles (Willem Dafoe).

Nella scena pivotale del dramma, il giovane Michael, il cui genitore è professore di letteratura in un college della provincia americana, declama i versi in oggetto di fronte al pubblico, costituito per gran parte da colleghi di facoltà, che per l'occasione Charles ha radunato in soggiorno. L'imbarazzo si diffonde quando gli accademici, compreso l'orgoglioso genitore, accorsi ad ascoltare il tentativo, per quanto acerbo, ma originale, del rampollo del professore, si trovano invece ad assistere alla declamazione dei versi di uno dei più autorevoli (e noti) poeti americani.

Fireflies in the Garden
(di Robert Frost)

Here come real stars to fill the upper skies,
And here on earth come emulating flies,
That though they never equal stars in size,
(And they were never really stars at heart)
Achieve at times a very star-like start.
Only, of course, they can't sustain the part.

Lucciole in giardino
(La traduzione è mia)

Mentre le vere stelle il vasto empireo affollano
Nel mondo scendono ad imitarle insetti
Che pure in stazza a confrontarsi inetti
(Giammai in cuor loro sentendosi astri autentici)
Debuttano a volte aiutate dalla sorte
Solo, certo, inadatte a sostener la parte

L'iniziativa può essere interpretata in maniera duplice: 1) Michael ha voluto esprimere la propria inadeguatezza di fronte alla personalità del padre; 2) il ragazzo ha inteso ironizzare sui tentativi letterari di Charles, umiliandolo di fronte ai colleghi.

La serata finisce con una punizione (fisica) esemplare che viene somministrata in garage, interrotta soltanto dall'intervento della madre pietosa senza che si possa impedire che si vada a piazzare come un grumo di rancore nei rapporti (già difficili) fra il padre-autore frustrato e il figlio che, nonostate l'infanzia difficile, publicherà pagine di un certo spessore letterario e, soprattutto, di un certo successo.

L'allegoria evocata da Robert Frost sottolinea come ambizione unita a sentimento d'impotenza, sottendano ogni tentativo di emulazione creativa.

Insinua che l'intuizione delle proprie potenzialità e il coraggio di mettersi in gioco in prima persona, ignorino la possibilità di rendersi ridicoli di fronte alla massa dei propri mediocri simili, sempre pronti a criticare al riparo di un'inconfessata inerte, pavida mediocrità.

Questi versi parlanano della frustrazione di non sentirsi al livello dei modelli d'eccellenza, di provare un senso di futilità nei confronti degli sforzi – nonostante sporadici exploit – inizialmente incoraggianti, ma poi vissuti come puramente casuali e irripetibili.

L'arte scaturisce sempre da un processo di emulazione: la ricerca di un varco di potenzialità inesplorate tra i massicci modelli artistici che intimidiscono, ispirano e, infine, stimolano l'animo creativo a osare.

L'arte, in queste rime, contempla infine il fallimento come una concreta possibile conclusione del percorso creativo. Un percorso costellato in fondo di successivi, ripetuti fallimenti.