• Curata da Gabriella Belli e Aldo Colonetti con Elisabetta Barisoni e con la collaborazione di Floria Fiorucci e dell’Archivio Fiorucci, dal 23 giugno 2018 al 6 gennaio 2019, “ Epoca Fiorucci ”. Ca' Pesaro dedica una mostra a Elio Fiorucci, da alcuni definito il “paladino della moda democratica”.


Epoca Fiorucci
Wpoca Fiorucci Gaspard Ulliel
Epoca Fiorucci
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Epoca Fiorucci Elio Fiorucci
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frìvolo agg. [dal lat. frivŏlus]. – 1. Di scarsa importanza e di poca serietà: occupazione f.; discorsi f.; discussione su argomenti f.; divertimenti frivoli. 2. Riferito a persona, superficiale, vano, leggero: una donna f.; carattere f.; estens.: comportamento f.; idee, gusti frivoli.

Pur non essendo un designer, né in possesso di un'educazione formale, dotato di un'ispirazione e di sufficiente coraggio per metterla in pratica, Elio Fiorucci è riuscito a influenzare la moda e il gusto del mondo da una città, Milano, capitale mondiale del Prêt-a-porter.

Chiariamoci. Non ho mai conosciuto Elio Fiorucci. Né l'ho mai incontrato, nonostante abbia lavorato per due anni in Galleria Passerella, di fronte al suo negozio, all'inizio della carriera di entrambi. Cioè… lui aveva già un negozio in San Babile, mentre io, a diciannove anni, avevo solo un tavolo da assistente nel reparto creativo di un'Agenzia di Pubblicità domiciliata a un indirizzo prestigioso, tutto qua.

Non sono nemmeno mai entrato nel suo negozio. Neppure a New York, durante un soggiorno di qualche settimana, dieci anni più tardi, seppure dormissi in un appartamento nell'East Side, sulla 69a e Lexington, sono mai passato di fronte al negozio sulla 56a, stessa altezza. Fino a oggi, ignoravo persino che fosse mai esistito.

Per chiudere questo inutile preambolo, aggiungerò solo che ho sempre nutrito forti pregiudizi sull'operato commerciale di Elio Fiorucci e sulle nefande influenze della sua merce sulla sua numerosissima clientela, pregiudizi basati, credo, su formidabili perplessità nei confronti delle capacità di giudizio dell'umanità in generale. Allora andava così e il brand non era di quelli dalla cui associazione potessi sentirmi gratificato.

fàtuo agg. [dal lat. fatuus]. – 1. Vuoto, vano, leggero, detto di persona e per estens. di cosa: uomo, giovane f.; una donna f. e piena di sé; discorso f.; f. grandezze. 2. Fuoco f., fiammella azzurrognola, dovuta all’accensione spontanea dei prodotti gassosi di decomposizione dei cadaveri, che si forma talvolta sopra le tombe, nei cimiteri. In senso fig., passione improvvisa ma di breve durata: s’innamorò di quella ragazza, ma fu un fuoco fatuo.

Detto questo, sono rimasto sorpreso, a decenni di distanza da questi fatti, a tre anni dalla morte dell'ottantenne fondatore, di vedere un certo numero di persone di cui ho una certa considerazione organizzare una mostra celebrativa, dal titolo “Epoca Fiorucci”.

Immune da qualsiasi sentimento nostalgico, ma anche con la mente sgombra dai giovanili pregiudizi, ho preso armi e bagagli e sono andato a Ca' Pesaro, a Venezia per l'inaugurazione.

Mi si è aperto un mondo.

Intanto, per inquadrare il contesto in cui il personaggio ha operato, dalla fondazione del brand Fiorucci, nel 1967, alla chiusura del negozio in San Babila nel 2003, dobbiamo prepararci a riveder sfilare – ricordiamolo – il Sessantotto, la repressione, gli Anni di Piombo, Bettino Craxi e la Milano da bere, il fenomeno dello yuppismo, gli attentati a Falcone e Borsellino, Tangentopoli e Mani Pulite, la strage di via Palestro, l'omicidio di Gianni Versace, Berlusconi e Forza Italia, il protocollo di Kyōto, il Millennium Bug, Mucca Pazza, il G8 di Genova, l'introduzione dell'Euro, George W. Bush e l'invasione dell'Iraq. Insomma... tante belle cose.

Più o meno all'epoca in cui il presidente George W. si sbilanciò a proclamare «Mission Accomplished», Elio Fiorucci chiuse i suoi negozi, ufficialmente perché… si era stufato della moda.

effìmero (o efìmero) agg. [dal lat. tardo ephemĕrus, gr. ἐϕήμερος, comp. di ἐπί «sopra» e ἡμέρα «giorno»]. – 1. a. Che dura un solo giorno. b. Per estens., che ha breve durata: fama, gloria, grandezza e.; illusioni, speranze e.; neologismi e.; le ricchezze materiali sono effimere. 2. Con uso sostantivato, l’effimero, ciò che è o si considera di breve durata, transitorio, perituro: il gusto dell’e.; l’illusione dell’effimero. 3. In zoologia, di insetti che nello stadio adulto vivono poche ore. In botanica, di fiore che resta aperto poche ore e poi appassisce. Riferito dalla critica a movimenti e ricerche di arte contemporanea che si realizzano in opere di breve durata (happening, performance, arte di comportamento ecc.).

Un passo alla volta. Fiorucci ha saputo sfidare la tetra attualità dei decenni in cui ha operato con una ventata di superficialità, smerciando indumenti e accessori di bassissima qualità, poco costosi ma ad alto tenore creativo. Chiunque poteva indossare una di quelle sciocchezze sull'abbigliamento casual o con un capo griffato. O proprio su niente, come i costumi da bagno invisibili (“Basta poco per essere alla moda”).

Il modello alla base del fenomeno Fiorucci proviene dal quartiere dello shopping di Kensington nella Swinging London, affinandosi in seguito nella New York di Veronica Ciccone, Truman Capote, Andy Warhol, Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Tutti artisti che frequentavano, si esibivano ed esponevano nel negozio sulla 59a, non per fare pubblicità al negozio, ma perché era fico farlo lì.

«Fiorucci – scrive nel catalogo Cecilia Alemani, che ci ha lavorato da ragazzina – ha definito un’intera generazione, diventando un simbolo culturale globale.»

fùtile agg. [dal lat. futĭlis (dal tema di fundĕre «versare»), propr. «che lascia scorrere»]. – Di scarsissima importanza o serietà, frivolo: argomenti f.; discorsi f.; con un f. pretesto; litigio per f. motivi. In senso relativo, nel linguaggio giur.: agire per motivi f., reato commesso per motivi f., quando vi sia sproporzione tra il movente e l’azione criminosa, ciò che costituisce una circostanza aggravante.

Prima di cominciare a produrre in prima persona, il metodo Fiorucci era di inviare ragazzi intorno al mondo a trovare oggetti e indumenti etnici da vendere nei suoi negozi. Questo tipo di decontestualizzazione, lo portò a essere definito “il Duchamp della moda”. Non era un designer, né un semplice trovarobe. Era un aggregatore di talenti e di idee. Dagli architetti – Sottass Associati, Aldo Cibic, Mendini, Branzi, De Lucchi – ai già citati artisti, ai collaboratori – Mario Morelli, Amalia Del Ponte, Italo Lupi, Carlo D'Amario, franco Marabelli, Maripol – agli amici: uno su tutti: Oliviero Toscani, autore di manifesti folgoranti, e poi Gillo Dorfles e… Aldo Colonnetti, appunto.

Il suo successo più considerevole è stato quello di proporre per la prima volta jeans tagliati sul modello del corpo femminile. Il fatto che fossero confezionati con un tessuto parzialmente elastico (denim  misto lycra) metteva in risalto le forme dei glutei esaltandone la seduzione (un milione e 200 mila pezzi venduti in Europa).

Per inciso, nel settembbre 2017, un nuovo negozio Fiorucci ha aperto i battenti nel quartiere londinese di Soho, ad opera dei nuovi proprietari Janie e Stephen Schaffer che hanno acquistato la ditta poco prima della morte del fondatore, nel 2015.

La mostra è allestita proprio come uno store Fiorucci da Baldessari e Baldessari, con la consulenza di Franco Marabelli.

Il pezzo forte, però è il catalogo che sfida la legge di gravità: 400 pagine, con illustrazioni, fotografie, interventi e interessanti contributi di Cecilia Alemani, Elisabetta Barisoni, Gabriella Belli, Gisella Borioli, Andrea Branzi, Maria Canella, Aldo Colonetti, Carlo D’Amario, Michele De Lucchi, Gillo Dorfles, Giusi Ferré, Floria Fiorucci, RoseLee Goldberg, Italo Lupi, Giannino Malossi, Franco Marabelli, Maripol, Alessandro Mendini, Cristina Rossi, Oliviero Toscani, Ugo Volli, un'intervista di aldo Colonnetti a Gillo Dorfles. Leggero nella lettura, scorre come un romanzo e, nonostante le ragguardevoli dimensioni, con soli 1440 grammi di peso si può agevolmente portare sul metro, direzione: San Babila. O meglio, sul traghetto, fermata San Stae!

Epoca Fiorucci
A cura di Gabriella Belli, Aldo Colonetti
con Elisabetta Barisoni
Ca' Pesaro - Venezia
dal 23 giugno 2018 al 6 gennaio 2019
Catalogo edito da Consorzio Museum Musei
Progetto grafico e impaginazione: Sebastiano Girardi e Matteo Rosso

Per maggiori informazioni: Ca' Pesaro

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