• Non è insolito che la morte di un artista rinnovi l’interesse per il suo lavoro. La prima volta che ho visto le foto di David Hamilton, era il 1971. A vent'anni lavoravo in un’agenzia di pubblicità e i suoi libri fotografici circolavano, tra gli altri, sui nostri tavoli per stimolare la creatività. Non nego che esaminassi i suoi scatti con grande interesse.


Photo by David Hamilton
Photo by David Hamilton Photo by David Hamilton
Photo by David Hamilton
Photo by David Hamilton Photo by David Hamilton
David Hamilton
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Photo by David Hamilton

Poche storie, giovani donne discinte, si dirà. Ok, ma non credo che basti ridurre il tutto a una questione di libidine. Qualcuno ha detto che se il mercato dell’Arte è rimasto alla larga dalle immagini di David Hamilton, non è stato per un motivo di opportunità morale. Piuttosto la ragione è da ascriversi alla sua prolifica produzione e al fatto che l’artista non si sia mai curato di catalogare il proprio lavoro.

L’uomo reclutava le sue modelle al supermercato o all’uscita da scuola, per portarle nel suo studio di Héliopolis, a Cap d’Agde. Giovani impuberi che vestiva (assai poco) di veli e fotografava attraverso una calza di nylon o alitando sull’obbiettivo. Dal Dizionario Treccani:

erotismo s. m. [der. di erotico]. – 3. Rappresentazione artistica, più o meno consapevole, di scene, situazioni, ecc. in cui si fa riferimento, non necessariamente esplicito, a parti o aspetti del corpo capaci di evocare il piacere amoroso: un racconto pervaso di un raffinato e.; un film ispirato a un e. ossessivo.

pornografìa s. f. [dal fr. pornographie, der. di pornographe «pornografo»]. – 1. Trattazione o rappresentazione (attraverso scritti, disegni, fotografie, film, spettacoli, ecc.) di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore

È il vecchio meccanismo del “vedo-non vedo” che rende queste foto irresistibili, unito a un’estetismo e una gestione della luce che rievoca i quadri di Johannes Vermeer e una composizione dell’immagine che rimanda a Edgar Degas. Diciamolo, le sue immagini erotiche non sono mai volgari, specialmente quelle dei primi libri. La suggestione che emanano è quella di un adolescente con in mano la chiave della stanza delle ragazze. I suoi ritratti sono meravigliosi, nella scelta dei colori pastello o nelle sfumature del bianco e nero.

Col tempo, la calza si è progressivamente smagliata. Le immagini sono diventate più esplicite, le parti anatomiche più precise. O forse le ragazze si sono fatte più accondiscendenti. Però, le madri della buona borghesia continuavano ad accompagnare le figlie alla sua porta, ansiose di immortalare quel fugace meraviglioso momento della vita di una giovinetta, tra innocenza, sogno e consapevolezza. Ce lo racconta Flavie Flament, che ha scritto un libro, La Consolation, per descrivere come in quel frangente gli adulti in generale l’abbiano tradita – il che include evidentemente la madre oca – e come il fotografo abbia abusato di lei a 13 anni, inferendole una ferita non ancora rimarginata.

Ora che la parola “pedofilia” serpeggia tra gli argomenti della conversazione che riguarda il suicidio di David Hamilton, ci si chiede come sia possibile che poster e calendari illustrati con tali immagini siano rimasti appesi per così lunghi anni nei corridoi degli studi di irreprensibili professionisti, padri di famiglia e ci si interroga se nel periodo tra i ‘70 e gli ‘80 il vizio della pedofilia fosse dopo tutto una debolezza perfettamente tollerata, magari coperta da una definizione che ne attenua la drammaticità: “porno chic”.

Si dirà che la parola “Arte” ripara da molti misfatti. Non non ci sentiremmo in fondo inclini ad assolvere Caravaggio persino per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni? Inoltre, il personaggio nella pelle di Terence Stamp, grazie a quell’appendice d’alluminio e cristallo, esce dal film Blow-up di Michelangelo Antonioni (1966) circonfuso da un’aura di mitica onnipotenza.

Quando si abita di fronte a una spiaggia di nudisti – qualcuno ricorda quando il nudismo era un fenomeno di massa? – la differenza tra una mutandina striminzita e il nulla assoluto è un dettaglio insignificante. Che la “liberazione sessuale”, in fondo, non abbia riguardato sopratutto il maschio, dandogli la possibilità di scegliere tra un numero più elevato di possibili accoppiamenti?

Può venire il sospetto che il furore mediatico scatenato dalla signora Flament possa essere strumentale al lancio del libro, anche se dichiara che non è per questo motivo se il suicidio dell’ottantatreenne fotografo l’ha lasciata “devastata”.

Né il rimorso. Piuttosto la signora vede sfumare la possibilità di pareggiare i conti con l’uomo che negli anni acerbi si è approfittato della sua innocenza e rimpiange il piacere vendicativo di fare scempio di una soave vecchiezza. Non è la sola.

Risvegliati dal clamore della cronaca, quegli occhi di ragazze languidamente adagiate tra i cuscini, dalla pagina patinata hanno improvvisamente cominciato a mostrare tutta la loro riluttanza, un tacito rimprovero che non riguarda soltanto lo sguardo indiscreto o la manipolazione, ma l'abuso. Tutti quegli occhi devono aver cominciato a uscire dalla nebbia della memoria e a braccare il fotografo nel benessere della quarta età. Non più ricordi strumentali a fantasie erotiche, ma femmine in carne e ossa, adulte e inferocite.

Il quesito ora è se David Hamilton si sia lasciato ripetutamente travolgere da un torbido impulso che non ha saputo reprimere o se, con la nostra voyeuristica complicità, non abbia scelto quella particolare branca della fotografia proprio per soddisfare un’esigenza morbosa.

La domanda è oziosa, le conseguenze sono reali.

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