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Si pensava un tempo che l'ibis, di cui esiste una notevole varietà di specie, fosse da associare alla famiglia dei trampolieri ciconiformi. Studi recenti sul dna di queste specie hanno però messo in rilievo l'appartenenza degli ibis piuttosto alla famiglia dei pelicaniformi.


L'abitudine di rappresentare gli dei in forma zoomorfa ha generato, nell'antico Egitto, un panteon piuttosto affollato di animali. Tra questi, l'ibis è l'animale che più di ogni altro rievoca la mitologia egizia. La sua immagine era associata alla divinità che gli uomini delle piramidi chiamavano ḏḥwty e i greci θoʊθ o Thoth. Figura tra le principali della cosmogonia egizia, divinità lunare, Thoth, insieme alla consorte Ma'at, era l'unico a vantare il privilegio di comparire indifferentemente sui due lati della barca con cui il dio Ra percorre il tragitto del sole attraverso il cielo diurno.

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Il suo culto era venerato nella città Khmun-Hermopolis Magna, vicino all'attuale città egiziana di El Ashmunein. Il tempio di Thoth sorgeva lungo il Nilo, a 325 chilometri dal Cairo circa.

Dio della conoscenza, scriba di Osiride, a Thoth toccava di dirimere le dispute tra gli dei. La sua figura era associata alla pratica della magia. Creatore dell'alfabeto era signore della scrittura, della letteratura e dei libri. Era inventore della matematica, dell'astronomia e delle scienze. A lui era assegnata la misurazione del tempo. A lui spettava di giudicare le anime morte.

Thoth è legato alla tradizione ermetica attraverso un personaggio della cultura ellenista: Ermete Trismegisto. Lo stesso Platone avrebbe attinto ai depositi di una misteriosa conoscenza di stanza in Egitto, che alcuni studiosi mettono in collegamento con il culto di Thoth.

Il poeta latino Publio Ovidio Nasone scrisse un poemetto in versi intitolato Ibis, inesorabile invettiva contro un anonimo cittadino romano d'origine africana che lo aveva, a suo dire, calunniato.

Gli ibis hanno ampie ali che permettono loro di resistere a lungo in volo e di planare sfruttando i venti e le correnti ascensionali. Tanto è affascinante in cielo, tanto l'animale è goffo e pesante a terra. La fantasia popolare gli attribuiva la perversa abitudine di detergersi il posteriore con il becco. Nonostante ciò, l'occhio suggerisce un'intelligenza umana, un po' scontrosa e insofferente. Come quella di un intellettuale, costantemente disturbato nelle proprie riflessioni.