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Jorge Louis Borges• Nostalgia, una parola carica di suggestione che si presta a singolari paradossi. Un pigmento che vela gli occhi con cui si osservano gli avvenimenti e tinge le tre età dell'uomo di sfumature cangianti. Ne osserviamo le variazioni del significato con l'aiuto della poesia di Jorge Louis Borges e di Arthur Rimbaud.


Nell'adolescente la nostalgia è soprattutto impazienza di realizzare un futuro di là da venire, nostalgia di un luogo immaginato, di un volto sognato, di un'ebbrezza da assaporare, di un sentimento di fratellanza non ancora esperita. È nostalgia-di-una-nostalgia. È melanconia per la nostalgia che si proverà guardando indietro, a se stessi, all'adolescenza che fu.

Ventenne, Jorge Louis Borges desiderò realizzare un poema epico che rappresentasse «gli innumerevoli miei Buenos Aires», un lavoro che «conversasse con il mondo e con se stessi, con Dio e con la morte». Non lo scrisse mai. Nello scrittore, dunque, la nostalgia può essere definita anche come quel sentimento d'impotenza di fronte all'opera totale che non si sarà mai in grado di portare a termine.

Nelle varie fasi della sua vita, Borges fu un grande frequentatore della nostalgia. In questa composizione poetica intitolata Nostalgia del presente, scriveva:

En aquel preciso momento el hombre se dijo:
Qué no daría yo por la dicha
de estar a tu lado en Islandia
bajo el gran día inmóvil
y de compartir el ahora
como se comparte la música
o el sabor de la fruta.
En aquel preciso momento
el hombre estaba junto a ella en Islandia.

(In quel preciso momento l'uomo si disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividere l'adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l'uomo stava accanto a lei in Islanda.)

Nelle persone adulte, la nostalgia si manifesta dunque come affanno di non essere in grado di impossessarsi del presente in tutte le sue sfumature; l'ansia di non essere in grado di viverlo in tutte le sue sfaccettature; l'inquietudine di non riuscire a coglierne tutte le opportunità. È stress di non riuscire a leggere tutti i libri che vale la pena leggere. È nostalgia, non del tempo che fu, ma del tempo presente, soggetto e oggetto della malinconia; tempo che passa inesorabilmente e scorre tra le dita come sabbia non trattenuta, acqua non bevuta. È frustrazione di assistere mentre Picasso, con uno stecco, traccia segni sulla battigia che il mare subito cancellerà. È un sentimento preventivo di rimpianto per il dolore che si proverà per non aver vissuto abbastanza ardentemente una relazione, per non essere stati in grado di imprigionare quei momenti di impetuosa emozione.

Solo le persone mature sono in grado di risolvere il paradosso nostalgico. In loro la melanconia assurge a quel sentimento di nostalgia allo stato puro; ovvero – come pedissequamente elenca la Treccaniquel desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato di soggiorno abituale e che ora è lontano; lo stato d’animo melanconico, causato dal desiderio di una persona lontana (o non più in vita) o di qualcosa che non si possiede più, dal rimpianto di condizioni ormai passate; nostalgia degli amici, dell’affetto materno, della giovinezza lontana, dei tempi passati.

Antidoto alla nostalgia è la consapevolezza delle cose che ritornano, che danno il senso, non della perdita, ma di quell'eterna ciclicità di cui tutti facciamo parte e a cui tutti tendiamo: è nostalgia dell'eterno ritorno (νόστος, parola greca nell'etimo di nost-algia, che significa proprio “ritorno”). Ed è curioso riflettere su questa illuminazione con l'aiuto di un adolescente.

Scrive Rimbaud:

Elle est retruvée.
Qua? L'eternite.
C'est la mer allée
Avec le soleil

che traduco liberamente così (poeti e filologi non me ne vogliano).

Rieccola.
Cosa? L'eternità.
È il mare che si accoppia
Con il sole